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Quando una coppia si separa a Milano, una delle questioni più frequenti riguarda la casa familiare: chi resta a vivere nell’abitazione?

Nel diritto di famiglia la risposta:

  • non dipende dalla proprietà dell’immobile;
  • dipende dal miglior interesse dei figli.

L’assegnazione della casa familiare è, infatti, un provvedimento che il giudice può disporre nei procedimenti di separazione,  divorzio o per la disciplina della responsabilità genitoriale per garantire ai figli continuità nell’ambiente di vita e nelle loro abitudini quotidiane.

L’istituto è disciplinato dall’art. 337-sexies c.c. e ha una funzione precisa: tutelare i figli minorenni o maggiorenni non economicamente autosufficienti.

Sintesi Legale

Assegnazione della casa familiare in 30 secondi

  • Criterio principale: l’assegnazione non segue la proprietà dell’immobile, ma l’esclusivo interesse dei figli minorenni o maggiorenni non autosufficienti.
  • Genitore collocatario: la casa viene normalmente attribuita al genitore con cui i figli convivono stabilmente (collocamento prevalente).
  • Separazione senza figli: in assenza di prole da tutelare, il giudice non può disporre l’assegnazione e la casa resta al legittimo proprietario.
  • Obiettivo: conservare l’habitat domestico, inteso come centro degli affetti e delle consuetudini quotidiane dei figli.
  • Spese e mutuo: le spese ordinarie gravano sull’assegnatario; per il mutuo cointestato restano obbligati entrambi i coniugi verso la banca.

In presenza di conflitti sulla permanenza nell’abitazione a Milano, una consulenza legale mirata permette di prevenire contenziosi e tutelare l’equilibrio dei minori.

L’assegnazione della casa familiare deve essere valutata anche nel contesto più ampio della gestione del patrimonio tra i coniugi, che comprende immobili, trasferimenti e assetti economici complessivi. Per una visione d’insieme, puoi consultare anche la guida al patrimonio nella separazione.

Cosa si intende per “casa familiare” in sede di separazione?

Nel diritto di famiglia la casa familiare è l’abitazione nella quale si svolge stabilmente la vita del nucleo familiare.

La giurisprudenza la definisce come il luogo di abituale convivenza della famiglia, il centro degli affetti, degli interessi e delle consuetudini domestiche in cui si sviluppa la vita familiare.

Non qualsiasi immobile utilizzato dalla famiglia può essere considerato casa familiare.

Immobili esclusi: seconde case e case vacanze

Non rientrano infatti in questa nozione:

  • seconde case
  • case utilizzate solo per le vacanze
  • immobili utilizzati saltuariamente dalla famiglia.

Solo l’abitazione che costituisce il luogo di vita abituale della famiglia può essere oggetto di assegnazione nel procedimento di separazione o divorzio.

Per una visione completa degli effetti della separazione, puoi consultare anche la
guida alla separazione e al divorzio a Milano.

Criteri di assegnazione della casa coniugale: a chi spetta?

La casa familiare viene normalmente assegnata al genitore con cui i figli convivono stabilmente.

Si parla spesso di genitore prevalentemente collocatario.

Il principio guida è sempre lo stesso: l’interesse prevalente dei figli.

Il giudice valuta diversi elementi, tra cui:

  • età dei figli
  • stabilità scolastica e sociale
  • organizzazione della vita quotidiana
  • capacità dei genitori di garantire continuità educativa.

L’assegnazione della casa familiare non modifica la proprietà dell’immobile, ma attribuisce soltanto il diritto di abitare l’abitazione.

Giurisprudenza

Cass. civ., Sez. I, ord. 23 dicembre 2025, n. 33695

«Nei giudizi di separazione, l’assegnazione della casa coniugale al genitore collocatario del figlio minore è dettata dall’esclusivo interesse della prole e risponde all’esigenza di conservare l’habitat domestico inteso come centro degli affetti, degli interessi e delle consuetudini in cui si esprime la vita familiare.

Tale assegnazione non può essere revocata per il solo fatto che il genitore collocatario abbia intrapreso una convivenza more uxorio, essendo la relativa statuizione subordinata esclusivamente ad una valutazione di rispondenza all’interesse del minore.»

L’assegnazione della casa familiare incide direttamente sull’equilibrio economico tra i coniugi, perché può ridurre o compensare la necessità di un assegno periodico. Per comprendere come questi elementi si coordinano tra loro, puoi approfondire il tema nel rapporto tra casa e mantenimento nella separazione.

Casa intestata a uno solo dei coniugi

Una situazione molto frequente riguarda la casa intestata a uno solo dei coniugi.

Anche in questo caso la proprietà dell’immobile non è decisiva.

Se vi sono figli conviventi, il giudice può assegnare la casa familiare anche al coniuge che non è proprietario, proprio perché la tutela dei figli prevale sul diritto di proprietà.

Il proprietario conserva la titolarità dell’immobile ma non può utilizzarlo finché dura l’assegnazione.

Separazione senza figli: chi resta nella casa?

Se la coppia non ha figli, la situazione cambia completamente.

In assenza di figli da tutelare l’assegnazione della casa familiare non può essere disposta.

La casa segue quindi le regole ordinarie:

proprietà dell’immobile
eventuali accordi tra i coniugi
contratto di locazione, se l’immobile è in affitto.

A chi è assegnata la casa familiare, se il collocamento dei figli è paritario?

Una domanda sempre più frequente a Milano riguarda le situazioni in cui i figli trascorrono tempi sostanzialmente equivalenti con entrambi i genitori.

In presenza di collocamento paritario l’assegnazione della casa familiare non è automatica.

Il giudice valuta quale soluzione garantisca la maggiore stabilità ai figli. Possono verificarsi diverse ipotesi:

  • assegnazione della casa a uno dei genitori
  • individuazione di due abitazioni separate
  • in casi particolari, alternanza dei genitori nella casa familiare.

La decisione dipende sempre dall’organizzazione concreta della vita dei figli.

Se il genitore collocatario ha il reddito più alto

Può accadere che i figli vengano collocati prevalentemente presso il genitore con il reddito più elevato.

Questo non impedisce l’assegnazione della casa familiare.

Il criterio decisivo resta sempre l’interesse dei figli e la loro collocazione prevalente.

La differenza di reddito tra i genitori può invece ricadere su altri aspetti, come la determinazione dell’assegno di mantenimento.

L’assegnazione della casa familiare incide infatti direttamente sull’equilibrio economico tra i coniugi e può influenzare la necessità e l’entità dell’assegno. Per comprendere quando e come viene riconosciuto il contributo economico tra i coniugi, puoi consultare la guida sull’assegno di mantenimento nella separazione.

Mutuo e casa familiare: chi deve pagare le rate dopo la separazione?

Se per l’acquisto dell’abitazione è stato acceso un mutuo, occorre distinguere alcune situazioni.

Se il mutuo è cointestato, entrambi i coniugi restano obbligati nei confronti della banca.

Se il mutuo è intestato a uno solo, l’obbligo di pagamento grava su quel coniuge.

Il giudice può tuttavia stabilire che il pagamento delle rate del mutuo costituisca una forma di contribuzione al mantenimento dei figli.

Gli eventuali accordi tra i coniugi non sono però opponibili alla banca, che resta estranea al rapporto familiare.

Chi paga le spese della casa familiare assegnata

Dopo l’assegnazione della casa familiare occorre distinguere tra spese ordinarie e straordinarie.

Spese condominiali e utenze: a chi spetta il pagamento?

Le spese condominiali ordinarie e le spese di gestione della casa (utenze, manutenzione ordinaria, riscaldamento) sono normalmente a carico del genitore assegnatario, cioè di chi utilizza l’abitazione.

Le spese straordinarie dell’immobile

Le spese di natura straordinaria per l’immobile, come ad esempio il rifacimento della facciata o del tetto, restano invece a carico del proprietario o dei comproprietari.

I coniugi possono comunque accordarsi diversamente.

Assegnazione della casa familiare e figlio maggiorenne: quando può cessare

Quando i figli diventano maggiorenni, l’assegnazione della casa familiare non continua automaticamente.

Perché il provvedimento resti giustificato, non basta che il figlio mantenga un legame affettivo con l’abitazione o vi faccia ritorno saltuariamente. Occorre invece che la casa assegnata resti il suo stabile punto di riferimento abitativo, anche se compatibile con assenze per motivi di studio o lavoro.

Su questo aspetto la Corte di Cassazione ha chiarito che, ai fini dell’art. 337-sexies c.c., la convivenza del figlio maggiorenne rileva solo se vi è un collegamento effettivo e stabile con l’abitazione del genitore assegnatario.

Giurisprudenza

Cass. civ., Sez. I, ord. 30 maggio 2025, n. 14458

Principio di diritto:

«La nozione di convivenza rilevante ai fini dell’assegnazione della casa familiare ex art. 337-sexies c.c. comporta la stabile dimora del figlio maggiorenne presso la stessa, sia pure con eventuali sporadici allontanamenti per brevi periodi, con esclusione quindi dell’ipotesi di rarità dei ritorni, ancorché regolari, configurandosi in tal caso un rapporto di mera ospitalità.

Deve pertanto sussistere un collegamento stabile con l’abitazione del genitore, caratterizzato da una coabitazione che, ancorché non quotidiana, sia compatibile con l’assenza del figlio anche per periodi non brevi per motivi di studio o di lavoro, purché vi faccia ritorno appena possibile e l’effettiva presenza sia temporalmente prevalente in relazione ad una determinata unità di tempo.»

Quando l’assegnazione della casa familiare può cessare

L’assegnazione della casa familiare non è necessariamente definitiva.

Il provvedimento può essere modificato o revocato quando cambiano le condizioni che lo hanno giustificato.

Questo può accadere, ad esempio, quando:

  • i figli diventano economicamente autosufficienti
  • i figli non convivono più stabilmente nell’immobile
  • il genitore assegnatario trasferisce la residenza altrove
  • il genitore assegnatario instaura una nuova convivenza stabile.
Scheda Pratica

Assegnazione della casa familiare: quando è possibile?

Assegnazione possibile Assegnazione esclusa
• Presenza di figli minorenni conviventi.

• Presenza di figli maggiorenni non economicamente autosufficienti e conviventi.

• L’immobile è il centro della vita familiare (habitat domestico).

Assenza di figli (la casa segue la proprietà o il contratto).

• Figli maggiorenni già economicamente autosufficienti.

• L’immobile è una seconda casa o non è la dimora abituale.

L’assistenza legale nella separazione è fondamentale per valutare correttamente l’interesse del minore e la stabilità dell’habitat domestico.

 

Godimento prolungato della casa familiare e revisione delle condizioni economiche

Nel tempo, l’utilizzo della casa familiare può incidere in modo significativo sull’equilibrio economico tra i coniugi.

Non si tratta solo di stabilire chi ha diritto ad abitare l’immobile, ma anche di valutare quale utilità economica derivi dal godimento della casa e come questa incida sui rapporti tra le parti.

In particolare, il protratto utilizzo dell’abitazione da parte del genitore collocatario può costituire un elemento rilevante ai fini della revisione delle condizioni di separazione, soprattutto quando altera l’equilibrio originariamente stabilito tra i coniugi.

Giurisprudenza

Protratto godimento della casa familiare e modifica delle condizioni

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 6176/2026, ha affermato che il protratto godimento della casa familiare da parte del genitore collocatario e dei figli può costituire un fatto sopravvenuto idoneo a giustificare la revisione delle condizioni di separazione.

Quando l’utilizzo dell’immobile si protrae nel tempo, consolidando l’habitat domestico dei figli e incidendo sull’equilibrio economico tra le parti, il giudice può intervenire per rideterminare l’assetto complessivo, anche senza una nuova comparazione integrale dei redditi.

Ciò che rileva è l’incidenza concreta del fatto sopravvenuto sull’equilibrio originario tra i coniugi.

Questo orientamento conferma che assegnazione della casa familiare e mantenimento sono strettamente collegati: il godimento dell’immobile rappresenta infatti un’utilità economicamente valutabile, che può incidere sulla misura del contributo economico tra i genitori.

Per questo motivo, ogni valutazione sulla casa familiare dovrebbe essere inserita in una visione più ampia della regolazione dei rapporti economici. Puoi approfondire questo aspetto nella guida dedicata al mantenimento nella separazione e nella sezione relativa alla gestione del patrimonio e della casa nella separazione.

In concreto, il principio è chiaro: la casa familiare non è solo un diritto di abitazione, ma un elemento che incide sull’equilibrio economico complessivo tra i coniugi, e che può giustificare nel tempo una revisione delle condizioni stabilite in sede di separazione.

Perchè è importante rivolgersi a un legale a Milano

Le decisioni relative alla casa familiare possono avere conseguenze importanti sotto il profilo personale e patrimoniale.

Una soluzione, anche per evitare contenziosi sull’assegnazione della casa e quindi solo sul suo utilizzo, potrebbe ricadere nell’ipotesi del trasferimento dell’immobile da un coniuge all’altro. Ipotesi che, in sede di separazione e divorzio, garantisce ai coniugi degli importanti benefici fiscali. Puoi approfondire questo argomento che impatta significativamente sugli aspetti economici e patrimoniali della coppia nel nostro contenuto sul trasferimento immobiliare tra coniugi nella separazione e nel divorzio: benefici fiscali.

Per questo motivo è importante valutare attentamente ogni situazione familiare, considerando:

    • presenza di figli
    • proprietà dell’immobile
    • eventuali mutui o spese condominiali
    • accordi tra i coniugi.

Troncalegal  – avvocato per la separazione a Milano – assiste i clienti nei procedimenti di separazione e divorzio, offrendo consulenza su tutte le questioni relative alla assegnazione della casa familiare e alla tutela dei figli.

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    Domande Frequenti

    Qual è il criterio principale per l'assegnazione della casa familiare?
    Il criterio principale e prevalente è sempre il superiore interesse del minore, mirato a garantire la continuità del suo ambiente di vita e la stabilità emotiva.
    La casa familiare può essere assegnata anche in assenza di figli?
    No, l'assegnazione della casa familiare è un provvedimento che tutela i figli minori o maggiorenni non autosufficienti conviventi. In assenza di figli, non può essere disposta.
    La Riforma Cartabia ha cambiato le regole per l'assegnazione?
    La Riforma Cartabia ha rafforzato l'attenzione al benessere del minore, promuovendo soluzioni conciliative e chiarendo i presupposti per il mantenimento o la revoca dell'assegnazione, soprattutto in caso di nuova convivenza del genitore assegnatario.
    L'assegnazione della casa familiare è definitiva?
    No, l'assegnazione è una misura temporanea e può essere revocata se cambiano le condizioni che l'hanno determinata, ad esempio se il genitore assegnatario si trasferisce altrove con i figli o instaura una nuova convivenza stabile.