Skip to main content

Quando una coppia si separa o divorzia, capire come funziona l’assegno di mantenimento per i figli è fondamentale. A Milano come nel resto d’Italia, i Tribunali applicano criteri precisi per garantire ai minori continuità, stabilità economica e un tenore di vita adeguato. L’assegno non è una penalità per il genitore non collocatario: è un obbligo giuridico previsto dal Codice Civile e serve a tutelare i figli, assicurando che entrambi i genitori contribuiscano in modo proporzionato alle loro reali capacità economiche. In questa guida chiara e pratica spiego chi deve pagare, come si calcola l’importo, cosa rientra nelle spese ordinarie e straordinarie e quando è possibile chiedere una modifica dell’assegno.

Cos’è l’assegno di mantenimento per i figli e quando è dovuto

In Italia, il mantenimento dei figli è un dovere ineludibile per entrambi i genitori, espressione diretta della responsabilità genitoriale, sancito dal Codice Civile (artt. 316 e 337-ter). Questo obbligo non cessa con la separazione o il divorzio della coppia, ma si trasforma in una responsabilità condivisa che garantisce ai figli il diritto a un tenore di vita adeguato, proporzionato alle capacità economiche dei genitori e al loro tenore di vita familiare. L’assegno di mantenimento è lo strumento attraverso il quale si concretizza questo diritto, assicurando che le necessità materiali, educative, formative e relazionali dei figli siano soddisfatte.

Mantenimento per i figli minori

Per i figli minorenni, l’obbligo di mantenimento è automatico e incondizionato. Entrambi i genitori devono contribuire al loro sostentamento. L’assegno viene versato dal genitore non collocatario (quello con cui il figlio non vive prevalentemente) al genitore collocatario, ma il dovere di contribuire permane per entrambi in modo proporzionale alle proprie risorse. Il suo importo è stabilito dal Giudice o concordato tra i genitori e mira a coprire le esigenze quotidiane del minore, garantendogli il medesimo tenore di vita di cui godeva prima della separazione.

Il dovere del figlio di contribuire al mantenimento della famiglia quando convive

Quando il figlio convive con la famiglia, la legge prevede a suo carico un obbligo di contribuire al mantenimento familiare, proporzionato alle sue capacità, alle risorse economiche, e al proprio reddito (art. 315-bis c.4 c.c.).
Si tratta del principio di solidarietà familiare, che impone al figlio di partecipare ai bisogni economici e morali del nucleo familiare.

Il contributo non è solo economico: può consistere anche in attività utili alla gestione della vita domestica e all’assistenza dei componenti fragili della famiglia (anziani, disabili, minori).

Se invece il figlio non convive più con i genitori, non è tenuto a contribuire al mantenimento familiare.

In determinate situazioni, tuttavia, potrà essere obbligato a garantire il sostegno minimo mediante il versamento degli alimenti, secondo le regole previste dalla legge.

Mantenimento per i figli maggiorenni non autosufficienti

Il compimento dei 18 anni non fa cessare automaticamente l’obbligo di mantenimento.

I genitori devono continuare a contribuire finché il figlio non abbia raggiunto una reale autosufficienza economica. Non basta essere maggiorenni: occorre essere in grado di mantenersi da soli.

Le regole specifiche, i limiti e i criteri applicati dai Tribunali sul mantenimento dei figli maggiorenni meritano però un approfondimento autonomo, perché la materia è delicata e ricca di sfumature.

I criteri per il calcolo dell’assegno di mantenimento

Il calcolo dell’assegno di mantenimento è un processo complesso che tiene conto di diversi fattori, valutati dal Giudice caso per caso (o concordati tra i genitori).

  • Reddito dei genitori La capacità economica di ciascun genitore è il fattore primario. Si considerano tutti i tipi di reddito (lavorativo, da capitale, locazioni), la presenza di altri carichi familiari e le spese fisse. È fondamentale presentare una documentazione completa e aggiornata della propria situazione finanziaria (ad esempio, le ultime dichiarazioni dei redditi e l’ISEE, come richiamato anche dalle recenti novità sulla dichiarazione dei redditi 2026 e sul rinnovo ISEE 2026).
  • Esigenze del figlio Si valutano l’età del figlio, il suo stato di salute, il percorso scolastico o universitario, le attività sportive, ricreative e sociali che svolge, e le spese mediche necessarie.
  • Tenore di vita precedente Il Giudice cerca di mantenere il tenore di vita a cui il figlio era abituato prima della separazione dei genitori, nei limiti delle attuali disponibilità economiche della famiglia.
  • Tempi di permanenza presso ciascun genitore Sebbene l’assegno sia una contribuzione economica, i tempi che il figlio trascorre con ciascun genitore – legati all’affidamento condiviso e al collocamento del minore – possono influenzare la quantificazione, in quanto il genitore con cui il figlio vive più tempo sostiene direttamente una maggiore quota di spese.
  • Valutazione complessiva Il Giudice, tenendo conto di tutti questi elementi, determina l’importo più equo e adeguato per il benessere del figlio.

La natura perequativa dell’assegno di mantenimento

È importante chiarire che l’assegno di mantenimento per i figli ha natura perequativa: serve cioè a bilanciare le differenze economiche tra i genitori, evitando che il figlio viva due realtà completamente squilibrate tra una casa e l’altra. Non si tratta di “aiutare” il genitore collocatario, ma di assicurare al minore condizioni di vita omogenee, proporzionate ai redditi familiari complessivi.
Quando uno dei due genitori ha un reddito significativamente più alto, la contribuzione economica dovrà essere maggiore, così da garantire al figlio stabilità, continuità e una crescita serena. È un principio che la giurisprudenza applica da anni e che ispira tutte le decisioni dei Tribunali, compreso quello di Milano.

📌 Giurisprudenza

“La capacità patrimoniale e reddituale del genitore deve essere valutata in maniera complessiva,
considerando anche le entrate potenziali derivanti dalla partecipazione a società di famiglia.
Il contributo perequativo per il mantenimento dei figli può essere determinato in misura diversa
rispetto alla rata di mutuo per la casa familiare di esclusiva proprietà dell’altro genitore.”

Corte d’Appello di Milano, sent. 05/04/2024, n. 1017

Spese ordinarie e straordinarie: cosa rientra nell’assegno e cosa no

Per una gestione chiara dell’assegno di mantenimento, è fondamentale distinguere tra spese ordinarie e straordinarie:

  • Spese ordinarie Sono quelle prevedibili e ricorrenti, incluse nell’ammontare mensile dell’assegno. Rientrano in questa categoria i costi per l’alimentazione, l’alloggio, i trasporti, l’abbigliamento, il materiale scolastico di base, le utenze domestiche e piccole spese ricreative quotidiane.
  • Spese straordinarie Sono quelle imprevedibili, occasionali o di importo significativo, che esulano dalla quotidianità. Per queste spese, l’assegno di mantenimento ordinario non è sufficiente. Esempi includono spese mediche importanti (interventi, terapie specialistiche, apparecchi ortodontici), viaggi d’istruzione, corsi sportivi o musicali specifici, gite scolastiche, libri universitari o tasse universitarie, e altre attività formative o ricreative di un certo costo. Solitamente, le spese straordinarie devono essere concordate tra i genitori o, in caso di disaccordo, autorizzate dal Giudice. Il Tribunale di Milano specifica sul proprio sito le spese nell’interesse del figlio da ritenersi di natura straordinaria.

Le spese straordinarie non concordate sono rimborsabili? Cosa dice la Cassazione

Le spese straordinarie non sempre devono essere concordate preventivamente, per poter essere rimborsate. Tuttavia, quando manca l’accordo tra i genitori, il rimborso non è automatico: sarà il giudice a valutare se la spesa era davvero necessaria, proporzionata e nell’interesse del minore.

Cass. civ., Sez. I, ord. 10 febbraio 2026, n. 2953

In tema di rimborso delle spese straordinarie per il mantenimento dei figli,
la mancanza di concertazione preventiva non esclude, di per sé, il diritto al rimborso
per il genitore che le ha anticipate.
È però necessaria una verifica giudiziale sulla rispondenza delle spese
all’interesse del minore e sulla loro adeguatezza allo
standard socio-economico della vita familiare.

Chi decide l’importo dell’assegno e quando può essere modificato

Il Giudice riveste un ruolo centrale nella determinazione dell’assegno di mantenimento, specialmente quando le parti non riescono a trovare un accordo tra genitori autonomo. È il Giudice che, valutate tutte le circostanze (documentazione reddituale, esigenze del figlio, tenore di vita), stabilisce l’ammontare e le modalità di versamento dell’assegno. Ma il suo ruolo non si esaurisce qui. L’importo dell’assegno non è immutabile. Se le condizioni economiche di uno dei genitori o le esigenze del figlio subiscono variazioni significative (ad esempio, perdita del lavoro, nuova famiglia, aumento delle spese mediche del figlio, raggiungimento dell’autosufficienza), è possibile richiedere al Giudice una revisione dell’assegno, dimostrando i mutamenti intervenuti. Questo garantisce che l’assegno sia sempre adeguato alla situazione contingente.

Mantenimento dei figli in 30 secondi

  • L’assegno di mantenimento è il contributo economico che garantisce ai figli stabilità e continuità dopo la separazione, proporzionato al reddito di entrambi i genitori.

  • È dovuto per i figli minorenni e per i maggiorenni non autosufficienti, finché non raggiungono una reale indipendenza economica.

  • L’importo si calcola valutando redditi, esigenze del figlio, tenore di vita familiare e tempi di permanenza presso ciascun genitore.

  • Le spese ordinarie sono incluse nell’assegno; le spese straordinarie vanno condivise o autorizzate dal giudice.

  • L’assegno ha natura perequativa: riequilibra le differenze economiche tra i genitori per garantire al minore condizioni di vita omogenee.

  • Il giudice stabilisce o modifica l’importo quando i genitori non trovano un accordo o quando cambiano le condizioni economiche.

Comprendere le dinamiche dell’assegno di mantenimento è cruciale per tutelare i diritti dei figli e gestire al meglio le responsabilità genitoriali. Data la complessità della materia e le numerose variabili personali ed economiche in gioco, una consulenza legale qualificata è indispensabile per affrontare serenamente queste situazioni e garantire il miglior interesse dei minori. L’Avvocato Tronca e il team di Troncalegal sono a tua completa disposizione per offrirti supporto e assistenza personalizzata.

Per una consulenza legale approfondita sull’assegno di mantenimento o altre questioni di diritto di famiglia, non esitare a contattare l’Avvocato Tronca.

Troncalegal e l’Avvocato Tronca sono al tuo fianco:
Telefono: +39 02 34933945
Email: fabrizio.tronca@troncalegal.com

Richiedi un Contatto

    Puoi trovarci in Via Benvenuto Cellini, 5
    20129, Milano (Italia)
    Puoi contattarci al n. +39 02 34933945

    Usa Google Map

    Domande Frequenti

    Si può modificare l'importo dell'assegno di mantenimento?
    Sì, l'importo dell'assegno può essere modificato se sopraggiungono giustificati motivi che alterano le condizioni patrimoniali dei genitori (ad esempio, un cambiamento significativo del reddito) o le esigenze dei figli.
    Cosa succede se un genitore non paga l'assegno?
    Il genitore inadempiente può essere oggetto di un'azione legale di recupero crediti forzato, che può includere il pignoramento di beni o stipendi. In casi gravi e reiterati, l'inadempienza può configurare il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare.
    La convivenza del genitore con un nuovo partner influisce sull'assegno?
    La convivenza del genitore beneficiario dell'assegno con un nuovo partner può, in determinate circostanze, influire sull'importo. Questo accade se la nuova relazione migliora sensibilmente il tenore di vita del genitore e indirettamente del figlio, riducendo l'esigenza di un contributo significativo da parte dell'altro genitore.
    A che età cessa l'obbligo di mantenimento per un figlio maggiorenne?
    Non c'è un'età fissa. L'obbligo cessa quando il figlio maggiorenne raggiunge l'indipendenza economica o quando, pur avendone la possibilità, non si impegna attivamente per conseguirla, dimostrando colpevole inerzia o rifiutando offerte di lavoro congrue al suo percorso formativo.
    L'assegno di mantenimento e l'assegno di separazione sono la stessa cosa?
    No. L'assegno di mantenimento è destinato ai figli per il loro sostentamento. L'assegno di separazione è invece una somma riconosciuta, in specifiche condizioni, a uno dei coniugi per il proprio sostentamento, qualora non abbia mezzi propri sufficienti o non sia in grado di procurarseli.
    Le spese straordinarie non concordate sono rimborsabili?
    Secondo la Cassazione, la mancanza di concertazione preventiva non esclude automaticamente il diritto al rimborso. Tuttavia, in assenza di accordo tra i genitori, la spesa non è automaticamente dovuta: il giudice deve verificare se era necessaria, proporzionata e conforme all'interesse del minore (Cass. civ., Sez. I, ord. 10 febbraio 2026, n. 2953).