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Il patto di famiglia consente all’imprenditore di trasferire in vita l’azienda o le partecipazioni societarie ai discendenti, regolando i diritti degli altri legittimari. È uno strumento di pianificazione dell’eredità, utile per evitare conflitti successori e garantire continuità all’impresa familiare.

Quando nel patrimonio familiare vi sono un’azienda, quote di società o partecipazioni rilevanti, la successione può diventare un momento delicato.

Il rischio è che, alla morte dell’imprenditore, gli eredi si trovino comproprietari di beni produttivi difficili da gestire insieme, con possibili blocchi decisionali, conflitti familiari e perdita di valore dell’attività.

Il patto di famiglia nasce proprio per affrontare questo problema: permette di organizzare il passaggio generazionale dell’impresa prima della successione, individuando chi proseguirà l’attività e regolando, nello stesso atto, i diritti degli altri legittimari.

Per una visione più ampia della materia successoria, puoi consultare la guida generale su eredità e patrimonio e il contenuto dedicato alla pianificazione dell’eredità.

In 30 secondi

  • Il patto di famiglia è un contratto con cui l’imprenditore trasferisce azienda o partecipazioni ai discendenti.
  • Serve a pianificare il passaggio generazionale dell’impresa prima della successione.
  • Devono partecipare il coniuge e coloro che sarebbero legittimari se la successione si aprisse in quel momento.
  • I legittimari non assegnatari devono essere liquidati, salvo rinuncia.
  • Richiede l’atto pubblico: se manca la forma corretta, l’accordo può essere nullo.
  • Non riguarda qualsiasi bene ereditario, ma specificamente azienda e partecipazioni societarie.

Che cos’è il patto di famiglia

Il patto di famiglia è un contratto disciplinato dagli articoli 768-bis e seguenti del codice civile.

Con questo strumento, l’imprenditore o il titolare di partecipazioni societarie trasferisce, in tutto o in parte, l’azienda o le proprie quote a uno o più discendenti.

Il trasferimento avviene quando l’imprenditore è ancora in vita. Per questo il patto di famiglia non è un testamento, ma un contratto tra vivi con una forte rilevanza successoria.

La sua funzione è chiara: evitare che l’impresa cada in una successione disordinata e consentire la prosecuzione dell’attività da parte del discendente o dei discendenti ritenuti più adatti.

Perché il patto di famiglia rientra nella pianificazione dell’eredità

Il patto di famiglia non apre formalmente una successione, perché viene stipulato durante la vita dell’imprenditore.

Tuttavia, incide direttamente sulla futura eredità, perché anticipa il trasferimento di beni che, altrimenti, sarebbero entrati nella successione.

Per questa ragione, il patto di famiglia è uno degli strumenti più importanti della pianificazione dell’eredità.

Quando il patto di famiglia può essere utile

  • Presenza di azienda o partecipazioni societarie rilevanti;
  • Necessità di individuare chi proseguirà l’attività;
  • Rischio di conflitti tra eredi;
  • Esigenza di evitare una futura comunione ereditaria sull’impresa.

Chi deve partecipare al patto di famiglia

Devono partecipare:

  • l’imprenditore;
  • i discendenti assegnatari;
  • il coniuge;
  • tutti i legittimari.

Non è possibile escludere i soggetti tutelati dalla legge.

Liquidazione dei legittimari

I legittimari non assegnatari devono essere liquidati, salvo rinuncia.

La compensazione può avvenire in denaro o in natura e serve a riequilibrare la distribuzione del patrimonio.

La forma del patto di famiglia: serve l’atto pubblico

Il patto di famiglia deve essere stipulato per atto pubblico.

Se manca questa forma, l’accordo può essere nullo, anche se articolato in più atti o operazioni societarie.

Proprio su questo punto è intervenuta recentemente la Corte di Cassazione.

Giurisprudenza recenteCass. civ., 26 febbraio 2026, n. 4376

Il patto di famiglia si individua in base alla sua funzione concreta, non al nome dato dalle parti.

  • trasferimento dell’azienda o delle partecipazioni ai discendenti;
  • coinvolgimento dei legittimari;
  • attribuzioni compensative.

Conseguenza pratica: se manca l’atto pubblico, l’accordo può essere nullo.

Un caso pratico: azienda assegnata a un figlio e compensazione degli altri

Caso praticoUn imprenditore è titolare di una società operativa e di alcuni immobili. Ha tre figli: uno lavora stabilmente nell’impresa, gli altri due svolgono attività diverse e non sono interessati alla gestione aziendale.

Se la successione fosse lasciata alle regole ordinarie, i tre figli diventerebbero comproprietari delle quote societarie, con il rischio di blocchi decisionali e conflitti nella gestione.

Per evitare questa situazione, l’imprenditore stipula un patto di famiglia con cui:

  • assegna le partecipazioni societarie al figlio che già lavora nell’impresa;
  • prevede la liquidazione degli altri due figli mediante somme di denaro e attribuzioni patrimoniali;
  • coinvolge tutti i legittimari nella stipula dell’accordo.

In questo modo, il passaggio generazionale avviene in modo ordinato e l’impresa resta nelle mani di chi è in grado di proseguirla.

Attenzione però: se un’operazione di questo tipo viene realizzata con accordi privati o atti non formalizzati correttamente, può essere qualificata comunque come patto di famiglia e, in mancanza dell’atto pubblico, essere dichiarata nulla.

Patto di famiglia e trust testamentario

Il patto di famiglia e il trust testamentario sono strumenti diversi.

Il primo trasferisce subito l’impresa; il secondo consente di gestire i beni nel tempo.

Profili fiscali

Il patto di famiglia può beneficiare di specifiche agevolazioni fiscali nei trasferimenti aziendali.

Per approfondire: tasse ed esenzioni nei trasferimenti aziendali.

I limiti del patto di famiglia

Non è uno strumento adatto a tutte le situazioni.

Può essere complesso nelle famiglie articolate e comporta oneri economici per la liquidazione dei legittimari.

Valutazione preventivaIl patto di famiglia richiede un’analisi concreta della situazione familiare e patrimoniale.

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