Quanto si paga di tasse sull’eredità: imposte, franchigie ed esenzioni
Quando si eredita, il primo timore è quasi sempre lo stesso: quanto si paga di tasse?
Le imposte da considerare sono l’imposta ipotecaria, l’imposta catastale e, solo oltre determinate franchigie, anche l’imposta di successione.
Una novità rilevante riguarda l’esenzione totale per il trasferimento di aziende e partecipazioni societarie, che consente — a determinate condizioni — di non pagare alcuna imposta di successione.
Per capire come si inserisce questo tema nei passaggi successivi al decesso, può essere utile partire dalla guida completa all’eredità, che spiega cosa fare nell’apertura della successione e quali sono gli adempimenti principali.
In questa guida vediamo quanto si paga, quando non si paga e come funziona davvero l’esenzione nei passaggi aziendali.
Per una visione d’insieme sul tema eredità, puoi consultare la eredità e patrimonio, che raccoglie i principali aspetti – legali e fiscali – della successione.
Eredità e tasse: in 30 secondi
- In successione si pagano imposta ipotecaria e catastale sugli immobili
- L’imposta di successione si applica solo oltre determinate franchigie
- Gli immobili sono tassati sul valore catastale, non di mercato
- Il trasferimento di aziende e partecipazioni può essere totalmente esente
- L’esenzione richiede il rispetto di condizioni precise per almeno 5 anni
Quali tasse si pagano sull’eredità
Le imposte dovute in successione dipendono da tre fattori principali: il tipo di beni trasmessi, il loro valore e il rapporto di parentela con il defunto.
Non sempre si paga l’imposta di successione, ma alcuni tributi collegati al trasferimento dei beni sono normalmente dovuti.
Imposta ipotecaria e catastale
Quando nell’eredità sono compresi immobili, si applicano generalmente:
- imposta ipotecaria: 2%
- imposta catastale: 1%
Se ricorrono i requisiti “prima casa”, le imposte si applicano in misura fissa (50 € + 50 €).
Altri tributi
- tassa ipotecaria
- bollo catastale
- tributi speciali catastali
- voltura catastale
Imposta di successione: quando si paga
L’imposta di successione non si applica nello stesso modo a tutti. Il primo criterio da considerare è il rapporto tra il beneficiario e il defunto: per alcune categorie la legge prevede una franchigia, mentre per altre l’imposta si applica fin dal primo euro ricevuto.
In concreto, coniuge, figli e altri parenti in linea retta beneficiano di una franchigia elevata; fratelli e sorelle di una franchigia più ridotta; gli altri parenti più lontani e i soggetti estranei, invece, non godono delle stesse soglie di esenzione. Per comprendere meglio chi sono i familiari ai quali l’ordinamento riconosce una protezione particolare sul piano successorio, può essere utile leggere anche la guida sui legittimari e la quota di legittima.
- 4% con franchigia di 1.000.000 € per coniuge e figli
- 6% con franchigia di 100.000 € per fratelli e sorelle
- 6% senza franchigia per altri parenti fino al quarto grado e affini nei limiti di legge
- 8% senza franchigia per tutti gli altri soggetti
Questo significa che, quando esiste una franchigia, l’imposta si calcola solo sulla parte di valore che la supera; quando invece non è prevista alcuna franchigia, l’imposta si applica sull’intero valore devoluto.
Esempio pratico
Tizio, figlio di Caio, riceve un’eredità del valore complessivo di 1.494.000 €.
In quanto figlio, beneficia di una franchigia di 1.000.000 €.
La parte imponibile è quindi pari a 494.000 € (1.494.000 € – 1.000.000 €).
Su questa somma si applica l’aliquota del 4%.
Imposta di successione dovuta: 19.760 €.
A questa si aggiungono, se presenti immobili, le imposte ipotecaria e catastale.
L’esenzione per aziende e partecipazioni: quando non si paga nulla
La principale agevolazione riguarda il trasferimento di aziende, rami d’azienda e partecipazioni societarie che attribuiscono il controllo.
È uno dei pochi casi in cui, se correttamente impostata, la successione può avvenire senza alcun carico fiscale.
La disciplina è prevista dall’art. 3, comma 4-ter, del D.lgs. 346/1990.
Riferimento normativo
Art. 3, comma 4-ter, D.lgs. 346/1990 (Testo unico successioni)
Non sono soggetti all’imposta di successione i trasferimenti di aziende, rami di azienda, partecipazioni sociali e azioni a favore di coniuge o discendenti, a condizione che gli aventi causa proseguano l’attività d’impresa o detengano il controllo per un periodo non inferiore a cinque anni dalla data del trasferimento, rendendo apposita dichiarazione in tal senso nella dichiarazione di successione.
Condizioni per l’esenzione (5 anni)
- proseguire l’attività d’impresa
- mantenere il controllo societario
- conservare la titolarità delle partecipazioni
Le condizioni devono essere rispettate per almeno cinque anni dalla successione.
Cass. civ., sez. V, ordinanza 31 marzo 2026, n. 7965
L’esenzione dall’imposta di successione per il trasferimento di aziende e partecipazioni è subordinata non solo al mantenimento dell’attività o del controllo per cinque anni, ma anche alla dichiarazione espressa di impegno resa dagli eredi nella dichiarazione di successione.
La mancanza di tale dichiarazione impedisce il riconoscimento del beneficio, senza necessità di una successiva decadenza.
La Cassazione ha chiarito un aspetto spesso sottovalutato: non basta rispettare le condizioni nel tempo, ma è necessario dichiarare formalmente l’impegno fin dall’inizio.
Attenzione: quando si perde l’esenzione
- mancato rispetto del vincolo quinquennale
- cessione delle partecipazioni prima dei 5 anni
- assenza della dichiarazione di impegno
In questi casi si applica l’imposta ordinaria, oltre a sanzioni e interessi.
Quando conviene pianificare prima
Una valutazione preventiva è essenziale quando il patrimonio comprende beni rilevanti o complessi.
- azienda familiare
- immobili di valore elevato
- più eredi con interessi diversi
- patrimoni misti
Pianificare consente di ridurre il carico fiscale ed evitare conflitti tra eredi: Guida eredità e patrimonio


