Rinunciare all’eredità è una scelta importante, spesso dettata da prudenza: se il defunto ha lasciato debiti o ci sono situazioni poco chiare, è normale voler evitare problemi.
La legge non obbliga nessuno ad accettare: puoi dire di no e tirarti fuori da tutto, ma la rinuncia è un atto formale e definitivo, e va fatta con attenzione per non commettere errori irreversibili.
In questa guida ti spiego, in modo semplice, quando conviene rinunciare, come si fa davvero in Tribunale o dal notaio, quali effetti produce e cosa succede ai tuoi figli.
E soprattutto: come evitare di diventare erede senza volerlo, per un gesto fatto in buona fede.
In particolare, a Milano, dove i patrimoni sono spesso composti da immobili, conti cointestati e investimenti, la prudenza è d’obbligo.
Cos’è la rinuncia all’eredità e cosa comporta davvero.
Rinunciare significa non diventare erede.
Da quel momento, l’eredità non avrà più nulla a che fare con te.
L’eredità potrebbe avere solo dei debiti.
Oppure, i debiti superano il valore attivo del patrimonio.
O ancora, per ragioni personali o rapporti con il de cuius il chiamato all’eredità non intende ricevere l’eredità.
Il designato erede non è quindi obbligato a ricevere l’eredità che gli è stata destinata.
La rinuncia all’eredità:
- può essere manifestata solo dopo l’apertura della successione;
- è impossibile dopo che l’erede ha ormai accettato.
Rinuncia all’eredità: rischi, errori e casi tipici.
Attenzione: comportamenti come prelevare denaro, pagare debiti del defunto con i soldi dell’eredità, vendere beni ereditari, volturare un immobile.
Si tratta di atti tipici, che valgono come accettazione tacita.
Dopo tali atti non puoi più rinunciare.
Altri errori che il nostro Studio ha potuto verificare nella pratica quotidiana possono così sintetizzarsi:
- Rinunciare all’eredità e pensare di poter “tornare indietro” con facilità
- non considerare che, dopo la rinuncia, sono i tuoi figli ad essere chiamati all’eredità;
- rinunciare, senza avere valutato che sarebbe stato più opportuno, e conveniente, accettare con il beneficio di inventario
Quando conviene rinunciare all’eredità.
- presenza certa di debiti > valore attivo
- contesto familiare conflittuale o complesso
- patrimonio difficile da gestire o rischioso
La valutazione sull’opportunità di rinunciare, non sfugge alle tre ipotesi sopra schematizzate.
Se sei certo che l’asse ereditario (ossia l’insieme dei beni lasciati dal defunto) sia inferiore ai debiti lasciati dal de cuius, valuterai più attentamente di rinunciare.
In questo caso, infatti, il rischio reale è che la successione, anziché arricchire il tuo patrimonio, lo impoverisca, per dover rispondere con il tuo stesso patrimonio dei debiti del de cuius.
Potresti, inoltre, voler rinunciare per motivi strettamente personali: l’eredità potrebbe essere infatti devoluta a più persone, costringendoti a una comunione ereditaria su diversi beni (ad esempio immobili e/o quote societarie).
In tale condizione dovresti sia gestire i rapporti relazionali con diversi soggetti (gli altri eredi comunisti), sia gli aspetti pratici, che potrebbero comportare – talvolta – azioni quali la mediazione obbligatoria per la divisione e lo scioglimento della comunione sino ai procedimenti giudiziali relativi.
Da ultimo, valuterai l’ipotesi di un patrimonio ampio o di difficile gestione, ovvero non chiaro nella sua costituzione, per l’incertezza sia della sua stessa composizione, sia sull’eventuale presenza di debiti superiori ai crediti.
In alternativa alla rinuncia, quando il patrimonio è incerto ma potenzialmente attivo, può essere più prudente valutare l’accettazione con beneficio di inventario
Come si rinuncia all’eredità (procedura pratica).
La rinuncia è un atto giuridico, con il quale il chiamato dismette il diritto di accettare l’eredità, senza trasferirlo ad altri.
La rinuncia riguarda l’eredità nel suo insieme e quindi:
- la rinuncia parziale è nulla;
- la rinuncia condizionata è nulla;
- la rinuncia a termine è nulla.
La rinuncia all’eredità si compie mediante una dichiarazione formale.
DOVE SI PRESENTA LA RINUNCIA ALL’EREDITÀ.
La dichiarazione di rinuncia può esprimersi:
- davanti al notaio;
- davanti al cancellieredel tribunale del circondario in cui si è aperta la successione. Ad esempio, se la successione si è aperta a Milano, il luogo in cui è deceduto il de cuius, la rinuncia si presenterà alla cancelleria del Tribunale di Milano.
È questa senz’altro l’opzione più economica.
QUALI DOCUMENTI SERVONO PER LA RINUNCIA ALL’EREDITÀ
- certificato di morte in carta libera (o autocertificazione);
- 1 marca da bollo da € 16,00;
- documento valido di riconoscimento;
- codice fiscale del defunto e del rinunciante (anche se minore/interdetto/inabilitato o sottoposto ad amministrazione di sostegno);
- copia conforme del testamento (qualora esista);
- versamento per la registrazione di € 200,00 da effettuarsi solo dopo la redazione dell’atto.
- Se per minore/interdetto/inabilitato o sottoposto ad amministrazione di sostegno è necessaria una copia conforme dell’autorizzazione del Giudice Tutelare.
QUANTO COSTA LA RINUNCIA ALL’EREDITÀ
La rinuncia in Tribunale è senza dubbio la via più economica; come appena visto nel paragrafo sopra, comporterebbe una spesa viva di circa € 216,00.
Per la rinuncia dal notaio il costo varia in base all’atto e all’urgenza.
Revoca della rinuncia: quando è ancora possibile.
Se hai rinunciato all’eredità e successivamente hai cambiato idea, e quindi intendi accettare l’eredità, puoi revocare la rinuncia.
A determinate condizioni:
- Non deve essere prescritto il diritto di accettare l’eredità (quindi non devono essere trascorsi più di 10 anni dall’apertura della successione);
- L’eredità, al momento della tua revoca, non deve essere stata già acquistata da altro dei chiamati.
ESEMPIO:
Rinunci all’eredità di tuo padre.
Due anni dopo scopri che un bene vale più del previsto.
Se nessuno ha ancora accettato la tua quota, puoi revocare la rinuncia.
Se tuo fratello ha già accettato, non puoi più farlo.
La revoca, dunque, è possibile ma solo se la quota non è stata già acquistata da altri e il termine decennale non è decorso.
COSA SUCCEDE DOPO LA RINUNCIA ALL’EREDITÀ
Alla tua rinuncia subentrano i tuoi discendenti (rappresentazione) oppure gli altri coeredi secondo le regole della successione.
Quindi, se hai un figlio, considera che la tua rinuncia comporterà la chiamata all’eredità di tuo figlio.
RINUNCIA ALL’EREDITÀ DA PARTE DI UN MINORE
Se il chiamato all’eredità è un minorenne – come, ad esempio, può accadere nella rinuncia del genitore che vede la conseguente chiamata del figlio minore – la rinuncia all’eredità richiede un passaggio procedurale in Tribunale.
La richiesta di rinuncia deve infatti essere presentata al Giudice tutelare.
Saranno quindi entrambi i genitori del figlio minore o dei figli minori, in loro rappresentanza, a richiedere al Giudice Tutelare l’autorizzazione alla rinuncia.
La procedura:
- I genitori presentano ricorso al Giudice Tutelare;
- Motivano la rinuncia nell’interesse del minore (es. patrimonio passivo);
- Se autorizza, si procede con la rinuncia formale in Tribunale o dal notaio
Senza l’autorizzazione del Giudice Tutelare, la rinuncia resa per un minore è inefficace.
Rinuncia all’eredità in 30 secondi
Che cosa significa rinunciare
- Non diventi erede.
- Non prendi beni, non rispondi dei debiti.
- L’atto è formale, totale e irrevocabile (salvo rare eccezioni).
Quando puoi farlo
- Solo dopo l’apertura della successione.
- Solo se non hai già accettato, anche tacitamente.
Come si fa
- Dichiarazione davanti al cancelliere del Tribunale dove è morto il defunto
(la via più economica) - Oppure dal notaio.
A cosa devi stare attento
- Un solo gesto sbagliato può trasformarsi in accettazione tacita.
- Dopo la tua rinuncia subentrano i tuoi figli (anche minori).
- Se il minore è chiamato, serve l’autorizzazione del Giudice Tutelare.
Prima di rinunciare, fermati un attimo. È un atto definitivo e basta poco per sbagliare.
Ogni giorno a Milano aiuto persone che devono decidere se accettare, rinunciare o tutelarsi dai debiti del defunto.
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