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Quando si scioglie la comunione dei beni, non sempre il problema è dividere ciò che esiste ancora. A volte il patrimonio comune è già stato consumato, venduto o impiegato, ma uno dei coniugi sostiene di avere diritto a un rimborso, perché ha usato denaro personale per esigenze comuni, oppure perché l’altro ha utilizzato risorse comuni per fini personali.

Il tema rientra nella più ampia disciplina del regime patrimoniale della coppia e costituisce uno dei problemi pratici che emergono più spesso nella fase di scioglimento della comunione legale.

Se vuoi comprendere prima il funzionamento generale della comunione legale, puoi leggere la guida dedicata alla comunione dei beni.

In questo articolo analizziamo invece una questione più specifica: cosa accade quando la comunione si scioglie, ma non esistono più beni comuni da dividere.

Sintesi legale

Rimborsi tra coniugi in 30 secondi

  • Quando la comunione dei beni si scioglie, prima della divisione occorre verificare se esistono crediti o debiti tra coniugi e comunione.
  • L’art. 192 c.c. disciplina rimborsi e restituzioni: serve a riequilibrare il patrimonio comune.
  • Se un coniuge ha usato denaro personale per esigenze comuni, può avere diritto alla restituzione.
  • Se un coniuge ha usato beni comuni per esigenze personali, può dover rimborsare la comunione.
  • Il coniuge creditore può chiedere di soddisfarsi mediante prelievo di beni comuni.
  • Se però non esistono più beni comuni da prelevare, il credito può essere fatto valere direttamente nei confronti dell’altro coniuge.
  • L’art. 195 c.c. riguarda invece il prelevamento dei beni personali che non sono mai entrati nella comunione.

Rimborsi tra coniugi nella comunione dei beni: perché il problema nasce dopo lo scioglimento

Come spiegato nella guida dedicata alla comunione dei beni, il regime legale non si limita a stabilire quali beni appartengano a entrambi i coniugi.

Quando la comunione si scioglie per separazione, divorzio, morte di un coniuge o modifica del regime patrimoniale, occorre ricostruire cosa è effettivamente rimasto nel patrimonio comune e se, nel tempo, uno dei coniugi abbia maturato un credito.

Il punto è semplice: prima di dividere, bisogna fare i conti.

Art. 192 c.c.: cosa sono rimborsi e restituzioni tra coniugi

L’art. 192 c.c. serve a correggere gli squilibri che si sono creati durante il matrimonio nella gestione dei beni comuni e personali.

In termini pratici, possono verificarsi due situazioni opposte:

  • un coniuge utilizza denaro o beni comuni per soddisfare esigenze esclusivamente personali;
  • un coniuge utilizza denaro o beni personali per sostenere spese riferibili alla comunione.

Nel primo caso, la comunione può avere diritto a essere rimborsata. Nel secondo, è il coniuge ad avere diritto alla restituzione.

Attenzione

La divisione al 50% non risolve sempre tutto.

Se durante il matrimonio vi sono stati pagamenti, investimenti, trasferimenti o impieghi di denaro personale o comune, la liquidazione della comunione può richiedere un conteggio preliminare dei rapporti di dare e avere tra coniugi.

Prelievo dei beni comuni: come si soddisfa il coniuge creditore

La regola ordinaria è che il coniuge creditore possa chiedere di prelevare beni comuni sino a concorrenza del proprio credito.

I prelievi seguono un ordine preciso:

  • prima il denaro;
  • poi i beni mobili;
  • infine gli immobili.

Il meccanismo è coerente con la funzione della comunione: se nella massa comune esistono ancora beni, il coniuge che deve essere rimborsato può soddisfarsi su quei beni prima della divisione finale.

Cosa succede se non esistono più beni comuni da dividere

Questa è la questione più delicata.

Se non resta più nulla nella comunione, il prelievo non può materialmente operare. Non si può prelevare ciò che non esiste più.

Questo però non significa che il credito del coniuge venga automaticamente meno. Se dai conteggi emerge che un coniuge ha diritto a un rimborso o a una restituzione, egli potrà far valere il proprio credito nei confronti dell’altro coniuge.

In altre parole: l’assenza di beni comuni impedisce il prelievo, ma non elimina necessariamente il diritto al rimborso.

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Una valutazione preventiva consente di capire se esistono crediti tra coniugi, quali somme possono essere richieste e come impostare correttamente la divisione del patrimonio comune.

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Il credito del coniuge è un credito di valuta

Secondo la giurisprudenza, il diritto alla restituzione previsto dall’art. 192 c.c. ha natura di credito di valuta.

Questo aspetto è importante perché il credito non viene trattato come una quota di proprietà su un bene comune, ma come una somma di denaro dovuta a seguito della ricostruzione dei rapporti patrimoniali tra coniugi.

Giurisprudenza

Cass. civ., sez. I, 11 settembre 2008, n. 23391; Cass. civ., sez. I, 24 maggio 2005, n. 10896

Il diritto alla restituzione previsto dall’art. 192 c.c. è qualificato come credito di valuta. Il coniuge creditore può quindi far valere la propria pretesa patrimoniale quando, all’esito dei conteggi, risulti un saldo a suo favore.

Differenza tra art. 192 c.c. e art. 195 c.c.

Gli articoli 192 e 195 c.c. non disciplinano la stessa situazione.

L’art. 192 c.c. riguarda rimborsi e restituzioni. Presuppone quindi un rapporto di credito: qualcuno deve restituire o rimborsare qualcosa.

L’art. 195 c.c., invece, riguarda il prelevamento dei beni personali. Qui non si tratta di un credito, ma della necessità di escludere dalla comunione beni che non avrebbero mai dovuto farne parte.

La differenza è decisiva:

  • con l’art. 192 c.c. si regolano rapporti di dare e avere;
  • con l’art. 195 c.c. si recuperano beni personali rimasti confusi nel patrimonio comune.

Art. 195 c.c.: cosa accade se il bene personale non è più nella comunione

Se il bene personale è ancora individuabile, il coniuge proprietario può chiederne il prelevamento.

Se però nella comunione non esiste più alcun bene da prelevare, il meccanismo dell’art. 195 c.c. non può funzionare, perché manca il suo presupposto materiale: la presenza del bene personale nel patrimonio comune.

Bisogna quindi distinguere con attenzione il caso in cui vi sia un vero credito restitutorio dal caso in cui si tratti soltanto di rivendicare un bene personale non più esistente o non più compreso nella massa comune.

Caso pratico: denaro personale usato per pagare spese della famiglia

Caso pratico

Due coniugi sono in comunione dei beni. Durante il matrimonio, la moglie utilizza denaro ricevuto per successione dai propri genitori per pagare lavori straordinari sull’immobile familiare rientrante nella comunione.

Successivamente i coniugi si separano e la comunione si scioglie. Al momento della divisione, però, non esistono più somme comuni disponibili e l’immobile è già stato venduto.

In una situazione di questo tipo, la questione non può essere liquidata dicendo semplicemente che non vi sono più beni da dividere. Occorre verificare se la moglie abbia maturato un credito per avere impiegato risorse personali nell’interesse della comunione.

Se il credito è provato, la mancanza di beni comuni impedisce il prelievo, ma non esclude la possibilità di agire per il rimborso nei confronti dell’altro coniuge.

Quali prove servono per chiedere il rimborso tra coniugi

Il tema probatorio è centrale.

Chi chiede il rimborso deve dimostrare:

  • l’esistenza della somma o del bene personale utilizzato;
  • la provenienza personale delle risorse;
  • l’impiego di quelle risorse per esigenze della comunione;
  • il collegamento tra pagamento effettuato e vantaggio patrimoniale comune;
  • l’eventuale saldo finale a proprio favore.

Non basta affermare di avere pagato. Occorrono documenti, tracciabilità bancaria, causali, atti, fatture, quietanze e ogni elemento utile a ricostruire l’operazione patrimoniale.

Rimborsi tra coniugi e separazione: perché conviene affrontare subito il tema

Nella separazione personale dei coniugi, il tema della comunione dei beni viene spesso sottovalutato.

Si discute dell’assegnazione della casa familiare, del mantenimento, dei figli, delle spese ordinarie e straordinarie. Ma i rapporti patrimoniali pregressi possono essere altrettanto rilevanti.

Se vi sono stati pagamenti importanti durante il matrimonio, occorre verificare se quei pagamenti siano rimasti neutri oppure se abbiano generato un credito da far valere nella fase di scioglimento e liquidazione della comunione.

Quando il rimborso tra coniugi può diventare contenzioso

Il contenzioso nasce soprattutto quando uno dei coniugi sostiene di avere sostenuto spese comuni con denaro personale, mentre l’altro contesta:

  • che il denaro fosse davvero personale;
  • che il pagamento fosse destinato alla comunione;
  • che vi sia ancora un credito da restituire;
  • che la somma richiesta sia corretta;
  • che il pagamento non fosse invece una contribuzione spontanea alla vita familiare.

Per questo motivo la ricostruzione deve essere prudente, documentata e tecnicamente ordinata.

Rimborsi nella comunione dei beni: l’errore da evitare

L’errore più frequente è confondere tre piani diversi:

  • la proprietà dei beni comuni;
  • i beni personali da escludere dalla comunione;
  • i crediti tra coniugi derivanti da rimborsi o restituzioni.

Sono piani collegati, ma non identici.

Una comunione può essere sciolta anche se non resta nulla da dividere. Ma questo non significa, automaticamente, che non vi siano più rapporti economici da regolare tra i coniugi.

Regime patrimoniale della coppia e comunione dei beni: dove si colloca il problema dei rimborsi

Il tema dei rimborsi tra coniugi si colloca all’interno del più ampio sistema del regime patrimoniale della coppia.

La scelta tra comunione e separazione dei beni incide infatti non solo sugli acquisti compiuti durante il matrimonio, ma anche sulle conseguenze patrimoniali che emergono quando il rapporto entra in crisi o quando la comunione viene sciolta.

Per questo motivo, la disciplina dei rimborsi non va letta isolatamente, ma come una fase successiva e applicativa della comunione dei beni.

Conclusione: se non resta nulla nella comunione, i conti possono comunque restare aperti

Quando la comunione dei beni si scioglie, il primo passaggio non è dividere meccanicamente ciò che appare ancora esistente, ma ricostruire l’intera gestione patrimoniale.

Se non ci sono più beni comuni, il coniuge creditore non potrà procedere al prelievo. Tuttavia, se il credito è fondato e provato, potrà comunque chiedere il pagamento di quanto dovuto.

La vera questione, quindi, non è soltanto se vi siano beni da dividere, ma se durante il matrimonio siano sorti crediti da rimborso o restituzione che devono essere regolati dopo lo scioglimento della comunione.

Approfondimento

Questo articolo affronta un tema specifico relativo ai crediti e rimborsi tra coniugi.

Per una visione completa della disciplina patrimoniale della coppia puoi consultare:

Devi ricostruire rimborsi, pagamenti o crediti tra coniugi?
Nel regime di comunione dei beni, la fase di separazione o divorzio richiede spesso una verifica puntuale dei rapporti patrimoniali maturati durante il matrimonio.

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    Domande Frequenti

    Cosa prevede l'articolo 192 del Codice Civile nella comunione dei beni?
    L'articolo 192 del Codice Civile disciplina i rapporti di rimborso e restituzione tra coniugi in regime di comunione legale. Serve a riequilibrare il patrimonio comune quando un coniuge utilizza beni personali per esigenze della comunione oppure quando beni comuni vengono impiegati per interessi esclusivamente personali.
    Quando nasce il diritto al rimborso tra i coniugi?
    Il diritto al rimborso può sorgere quando un coniuge utilizza denaro o beni personali per sostenere spese riferibili alla comunione, oppure quando un coniuge utilizza risorse comuni per finalità esclusivamente proprie. È necessario dimostrare il collegamento tra l'impiego delle somme e il beneficio patrimoniale ottenuto.
    Quando vengono liquidati i rimborsi previsti dall'articolo 192 c.c.?
    I rimborsi vengono normalmente esaminati nella fase di scioglimento della comunione legale, ad esempio in caso di separazione, divorzio, morte di un coniuge o modifica del regime patrimoniale. Prima della divisione del patrimonio comune occorre infatti verificare l'esistenza di eventuali crediti o debiti tra coniugi.
    Cosa succede se non esistono più beni comuni da dividere?
    Se nella comunione non esistono più beni sui quali effettuare il prelievo, il diritto al rimborso non viene automaticamente meno. Se il credito è provato, il coniuge che risulta creditore può far valere la propria pretesa direttamente nei confronti dell'altro coniuge.
    Qual è la differenza tra articolo 192 c.c. e articolo 195 c.c.?
    L'articolo 192 c.c. riguarda rimborsi e restituzioni e presuppone un rapporto di credito tra coniugi. L'articolo 195 c.c., invece, disciplina il prelevamento dei beni personali che non avrebbero mai dovuto entrare nella comunione. Nel primo caso si regolano rapporti economici; nel secondo si recuperano beni personali.
    Il coniuge creditore deve necessariamente prelevare beni comuni?
    No. Il prelievo rappresenta una modalità di soddisfazione del credito quando esistono ancora beni comuni disponibili. Se non vi sono beni da prelevare, il coniuge può comunque agire per ottenere il pagamento del proprio credito.
    Quali prove servono per chiedere un rimborso tra coniugi?
    Chi richiede un rimborso deve dimostrare l'origine personale delle somme utilizzate, il loro impiego nell'interesse della comunione e l'esistenza del credito finale. Bonifici, estratti conto, causali, fatture, atti e documentazione bancaria possono assumere un ruolo decisivo.
    Le somme ricevute per eredità o donazione possono generare un diritto al rimborso?
    Sì. Se un coniuge utilizza denaro ricevuto per successione o donazione, normalmente qualificato come bene personale, per sostenere spese della comunione, può sorgere un diritto alla restituzione o al rimborso, purché la provenienza personale delle somme sia adeguatamente dimostrata.
    I rimborsi tra coniugi vengono valutati automaticamente in caso di separazione o divorzio?
    No. Il giudice non ricostruisce automaticamente i rapporti patrimoniali tra coniugi. Occorre che la parte interessata alleghi e provi l'esistenza del credito, indicando i pagamenti effettuati e la relativa documentazione.
    La mancanza di beni comuni significa che non esistono più rapporti economici tra i coniugi?
    No. Una comunione può essere sciolta anche senza beni residui da dividere. Tuttavia possono continuare a esistere crediti, restituzioni o rimborsi maturati durante il matrimonio e da regolare successivamente.