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Quando un figlio non è stato riconosciuto dal padre, l’unico strumento per ottenere lo status è l’accertamento giudiziale della paternità. Si tratta di una causa con cui il tribunale verifica, sulla base delle prove, chi sia il padre e dichiara legalmente il rapporto di filiazione.

Puoi avere una panoramica più completa nel nostro contenuto guida e di orientamento su accertamento di paternità e riconoscimento di paternità

In 30 secondi

  • Si usa quando il figlio non è stato riconosciuto dal padre
  • L’azione è proposta dal figlio o dalla madre per il figlio
  • La prova può essere data con ogni mezzo, incluso il DNA
  • L’azione è imprescrittibile per il figlio
  • Se accolta, nascono mantenimento, diritti ereditari e status di figlio

Cos’è l’accertamento giudiziale della paternità

L’accertamento giudiziale della paternità è l’azione con cui il figlio nato fuori dal matrimonio, non riconosciuto dal padre, chiede al tribunale di dichiarare chi sia il proprio genitore.

Non è un riconoscimento volontario: è il giudice che, con una sentenza, accerta il rapporto di filiazione e attribuisce lo status di figlio.

Questa azione è diversa dal riconoscimento spontaneo e va utilizzata quando il padre non collabora o nega il rapporto.

Quando si può avviare la causa

L’azione è possibile quando:

  • il figlio è nato fuori dal matrimonio;
  • non è stato riconosciuto dal padre;
  • il riconoscimento è giuridicamente ammesso.

Normativa di riferimento

L’art. 269 c.c. stabilisce che la paternità può essere dichiarata giudizialmente e che la prova può essere fornita con ogni mezzo.

Chi può proporre l’azione

L’azione spetta al figlio.

Se il figlio è minorenne, può essere esercitata dalla madre o dal genitore che esercita la responsabilità genitoriale.

Se il figlio ha più di 14 anni, è necessario il suo consenso.

L’azione è imprescrittibile e può essere proposta anche dopo molti anni.

Come si prova la paternità

Nel giudizio la prova può essere data con ogni mezzo.

Il test del DNA è lo strumento principale, ma il giudice può valutare anche:

  • rapporti tra le parti all’epoca del concepimento;
  • messaggi, comunicazioni e comportamenti;
  • testimonianze e altri elementi indiziari;
  • la condotta processuale del presunto padre.

Il rifiuto del test del DNA

Giurisprudenza

Il rifiuto ingiustificato di sottoporsi al test del DNA può essere valutato dal giudice come elemento indiziario rilevante e, insieme ad altri elementi, contribuire alla decisione.

Il Tribunale di Milano ha chiarito che il rifiuto ha un peso significativo, ma deve essere valutato nel contesto complessivo delle prove.

Come decide il Tribunale di Milano

Nel Tribunale di Milano, l’accertamento della paternità viene affrontato con un approccio concreto:

  • viene normalmente disposta una consulenza tecnica sul DNA;
  • il rifiuto del test è considerato un elemento sfavorevole;
  • il giudice valuta l’intero quadro degli indizi.

Caso pratico

Una madre agisce per il figlio minorenne contro il presunto padre, che nega la paternità.

Il giudice dispone il test del DNA, ma il convenuto rifiuta senza giustificazioni. Emergono inoltre messaggi e rapporti tra le parti nel periodo del concepimento.

In una situazione di questo tipo, il tribunale può ritenere provata la paternità sulla base del rifiuto e degli altri elementi raccolti, dichiarando lo status di figlio e condannando il padre al mantenimento.

Cosa succede dopo la sentenza

Se la domanda viene accolta, il tribunale:

  • dichiara la paternità;
  • attribuisce lo status di figlio;
  • ordina l’annotazione sull’atto di nascita.

Da quel momento derivano effetti immediati anche sul piano dei rapporti familiari, regolati nell’ambito della responsabilità genitoriale.

Cosa ottiene il figlio con l’accertamento della paternità

La sentenza produce effetti concreti nella vita del figlio, sia sul piano personale sia economico.

Effetti principali

  • acquisizione dello status di figlio;
  • diritto al mantenimento, anche per il passato;
  • diritti ereditari completi;
  • attribuzione o integrazione del cognome;
  • diritti previdenziali e assistenziali.

Diritto al mantenimento (anche arretrato)

Il padre è obbligato a contribuire al mantenimento del figlio.

L’obbligo decorre dalla nascita, non dalla sentenza. Questo significa che possono essere riconosciuti anche arretrati.

Per approfondire:

assegno di mantenimento per i figli

Affidamento e rapporti con il padre

Una volta accertata la paternità, il giudice regola anche i rapporti con il genitore, compresi affidamento e tempi di frequentazione.

Per capire come funziona:

affidamento dei figli

Diritti ereditari

Il figlio diventa erede a tutti gli effetti del padre.

Partecipa alla successione e rientra tra i soggetti tutelati dalla legge, come i legittimari.

Per una visione completa:

eredità e patrimonio

Diritto all’identità personale

L’accertamento della paternità incide anche sull’identità del figlio, che ottiene un riconoscimento pieno della propria origine familiare.

Attenzione: quando esiste già uno status

Se il figlio è già stato riconosciuto da un altro soggetto, non è possibile accertare immediatamente una diversa paternità.

È necessario prima rimuovere lo status esistente con l’azione corretta.

Si tratta di un passaggio tecnico delicato che deve essere valutato prima di avviare la causa.

Perché è importante impostare bene la causa

L’accertamento della paternità è una causa tecnica.

Non basta affermare un legame biologico: è necessario costruire correttamente la domanda, individuare le prove e valutare gli effetti giuridici ed economici della sentenza.

Una valutazione preventiva è fondamentale per evitare errori e ottenere un risultato efficace.

Quando rivolgersi a un avvocato

È opportuno rivolgersi a un avvocato quando il padre non ha riconosciuto il figlio, quando rifiuta il test del DNA o quando occorre valutare mantenimento, arretrati e diritti successori.

Nel nostro studio a Milano ci occupiamo di accertamento della paternità, responsabilità genitoriale e tutela dei diritti del minore.

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    Domande Frequenti

    Qual è la differenza tra riconoscimento e accertamento giudiziale della paternità?
    Il riconoscimento è un atto volontario con cui il padre dichiara la paternità davanti all’ufficiale di stato civile o con atto pubblico. L’accertamento giudiziale, invece, è una causa promossa dal figlio (o dalla madre per il figlio) quando il padre non riconosce spontaneamente il rapporto: è il tribunale che, con sentenza, accerta la paternità.
    Quanto dura una causa per accertamento della paternità?
    Non esiste una durata fissa. I tempi dipendono dalla complessità del caso, dalla necessità di svolgere una consulenza tecnica sul DNA e dal comportamento delle parti. In concreto, una causa può richiedere da diversi mesi fino a uno o più anni.
    Quali prove servono per dimostrare la paternità?
    La prova principale è il test del DNA, disposto dal giudice. Possono essere valutati anche altri elementi, come rapporti tra le parti nel periodo del concepimento, messaggi, testimonianze e comportamenti del presunto padre. Il rifiuto di sottoporsi al test del DNA può essere considerato dal giudice come un elemento indiziario rilevante.
    Il mantenimento decorre dalla sentenza o dalla nascita del figlio?
    L’obbligo di mantenimento deriva dal rapporto di filiazione e non nasce con la sentenza. Di conseguenza, il giudice può riconoscere anche somme relative al periodo precedente all’accertamento giudiziale, se ne ricorrono i presupposti.
    Quali diritti ottiene il figlio con l’accertamento della paternità?
    Il figlio acquisisce lo status di figlio nei confronti del padre, con effetti completi: diritto al mantenimento, anche per il passato, diritti ereditari, possibilità di assumere o integrare il cognome paterno e accesso a eventuali diritti previdenziali. L’accertamento incide anche sull’identità personale e familiare del figlio.