La dichiarazione di convivenza di fatto è un atto semplice, che formalizza la relazione e permette alla coppia di ottenere una serie di diritti — sanitari, assistenziali, abitativi e di rappresentanza.
Qui trovi una guida chiara e pratica per capire chi può dichiararla, come si fa e quali effetti produce.
Come dichiarare la convivenza di fatto: requisiti necessari
Possono costituire una convivenza di fatto due persone (di sesso diverso o dello stesso sesso) che siano:
- maggiorenni
- unite da un legame stabile e affettivo
- non coniugate, non unite civilmente e non già conviventi con terzi
- non legate da parentela, affinità o adozione
- residenti nello stesso Comune e coabitanti
Il ruolo della residenza anagrafica della coppia
La convivenza di fatto ha natura puramente fattuale: ciò che rileva è l’esistenza di una relazione stabile, non la sua formalizzazione. Il Tribunale di Milano ha chiarito che la residenza anagrafica comune non è un presupposto sostanziale della convivenza, ma solo uno strumento di prova privilegiato. La legge n. 76/2016 richiede la dichiarazione anagrafica unicamente ai fini dell’accertamento della stabile convivenza, non come requisito costitutivo della coppia.
📌 Tribunale di Milano, Sez. IX, Ordinanza, 31/05/2016
«Avendo la convivenza una natura “fattuale”, e cioè traducendosi in una formazione sociale non esternata dai partners
a mezzo di un vincolo civile formale, la dichiarazione anagrafica è strumento privilegiato di prova e non anche elemento
costitutivo. […] Si intendono per “conviventi di fatto” due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di
coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da
matrimonio o da un’unione civile. Il convivere è un fatto giuridicamente rilevante dal quale discendono effetti giuridici
oggi regolati dalla normativa. La dichiarazione anagrafica è richiesta dalla legge 76/2016 “per l’accertamento della
stabile convivenza”, quale requisito costitutivo, ma non per accertarne la reale esistenza fattuale.»
Come si presenta la dichiarazione di convivenza
La coppia deve trasmettere all’Ufficio Anagrafe del Comune di residenza una dichiarazione che riporti:
- i dati anagrafici dei conviventi
- l’indirizzo di residenza comune
Pertanto e ad esempio, se la coppia convive a Milano, dovrà trasmettere la dichiarazione al comune di residenza, ovvero il comune di Milano.
Il Comune di Milano ha una pagina web dedicata all’indicazione dei requisiti per la dichiarazione
La dichiarazione può essere:
- presentata di persona in Comune, con firma congiunta
- inviata via PEC
- inviata via fax (modalità ancora prevista da molti Comuni)
Il Comune rilascerà un certificato di stato di famiglia, che attesta ufficialmente la convivenza.
Per la trasmissione non è quindi necessaria alcuna assistenza dell’avvocato.
Quali diritti e doveri nascono dalla convivenza di fatto
La dichiarazione non crea diritti economici (che richiedono il contratto di convivenza), ma attribuisce importanti tutele in situazioni delicate.
Diritti in caso di malattia, ricovero o morte del partner
Con la convivenza dichiarata, i partner hanno diritto a:
- visita e assistenza reciproca in ospedale
- accesso alle informazioni sanitarie
- possibilità di designarsi come rappresentanti per decisioni sulla salute
- possibilità di decidere su trattamenti sanitari, donazione organi e riti funerari, se previamente designati
Convivenza e Amministrazione di Sostegno
Il convivente:
- può proporre il ricorso per amministrazione di sostegno del partner
- può essere designato come amministratore
- può essere nominato tramite contratto di convivenza o tramite atto pubblico/scrittura privata autenticata
Diritti del convivente in caso di carcerazione
Il partner convivente ha gli stessi diritti del coniuge:
- visite
- colloqui
- presentazione della domanda di grazia
Quali diritti si hanno sulla casa
Morte del convivente proprietario
Il superstite può continuare ad abitare la casa:
- 2 anni, o
- per un periodo pari alla durata della convivenza (max 5 anni)
Con figli minori/disabili conviventi: almeno 3 anni.
Casa in comproprietà
Alla morte di un convivente:
- nasce una comunione tra superstite ed eredi
- ciascuno può chiedere la divisione o la vendita
- gli eredi possono concedere il godimento della casa chiedendo un canone
Locazione
Se il partner era intestatario del contratto, l’altro convivente subentra automaticamente nel rapporto di locazione.
Cosa succede quando la convivenza finisce
La convivenza si scioglie:
- per volontà di uno o entrambi
- per trasferimento di residenza
- per morte di un partner
Eredità
Il convivente non eredita nulla senza testamento.
Risarcimento per morte del convivente
È riconosciuto al pari del coniuge, se si prova la stabilità della relazione.
Pensione di reversibilità e TFR
Non spettano al convivente superstite.
Mantenimento o alimenti dopo la fine della convivenza
Il partner economicamente più debole può chiedere solo gli alimenti, se in stato di bisogno.
Gli alimenti:
- durano in proporzione alla convivenza
- coprono solo il necessario
- non equivalgono al mantenimento coniugale
Convivenza di fatto: in 30 secondi
- Si costituisce con una semplice dichiarazione al Comune o via PEC.
- Riconosce diritti fondamentali: salute, ricovero, rappresentanza, abitazione.
- Non attribuisce diritti patrimoniali: quelli si definiscono solo col contratto di convivenza.
- In caso di fine della relazione, l’ex può chiedere solo gli alimenti, se in stato di bisogno.
- Il convivente superstite non eredita e non ha diritto a reversibilità o TFR.
- Utile ottenere il certificato anagrafico: serve con ospedali, Pubblica Amministrazione e giudice tutelare.
Se vuoi costituire una convivenza, tutelarti con un contratto o chiarire i diritti del tuo rapporto, posso aiutarti a impostare tutto nel modo corretto.
Scrivimi ora: eviti errori e parti con le idee chiare.


